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NAUFRAGIO DEL GIGLIO, POSSIBILE DINAMICA
L’amico skipper Erminio D’Alessandro mi invia la seguente nota sulla possibile dinamica del naufragio di nave Concordia.
E’ ora possibile dividere in tre fasi ben distinte l’incidente:
1) La Costa Concordia lascia la rotta classica che passa in mezzo tra l’Argentario e l’isola del Giglio (ben 6 miglia di distanza per parte) ed accosta all’isola del Giglio per il tradizionale “inchino” che, fatto in estate, di giorno e soprattutto ad una distanza di sicurezza, potrebbe avere un senso, ma fatto durante la cena di benvenuto a bordo alle 22,00 del 13 di gennaio mi sembra solo una inutile cavolata! in questa fase il Comandante Schettino è a cena! La plancia però deve aver eseguito un ordine o una prassi di accosto all’isola del Giglio, la navigazione non può che essere stata che strumentale essendo da tempo calate le tenebre e quella parte dell’isola del Giglio non sembrerebbero esserci luci.
2) all’avvicinarsi della costa dell’isola, il Comandante si reca in plancia ed assiste alle manovre finali dell’avvicinamento, che sempre strumentali possono essere! Ad un certo punto si avvede della estrema vicinanza della secca della Scola, meno di 100 mt. dall’isolotto maggiore ed impartisce un ordine di emergenza… ma di totale imperizia nautica: la nave rasenta in direzione nord la secca e lui ordina “timone tutto a dritta”!!!
Ora il Comandante e tutta la plancia non può non sapere che la nave non è un autobus con le ruote sterzanti anteriori che con questa manovra dirige la parte anteriore lontano dalla secca, ma essendo una nave, come tutto ciò che naviga ha il timone a poppa e per girare a dritta porta la poppa a sinistra. Con questo ordine, da incompetente, ha letteralmente gettato la nave sulla secca, tant’è che la carena è stata investita non da prua a poppa ma solo dalla metà dello scafo sino alla poppa.
Con questa errata manovra ha anche aumentato e di molto il pescaggio della nave, che ha sbandato sulla sinistra, non escludo quindi che anche solo ciò possa essere stato sufficiente a toccare il fondale!
E’ da ritenere possibile che se continuava dritto per passare davanti al porto sarebbe passato molto prossimo al fondale, ma con tutta probabilità non lo avrebbe urtato o lo avrebbe solo strisciato, in tal caso da prua a poppa, giammai dalla metà dell’opera viva sino a poppa!
3) fatto il danno, il Comandante e la plancia sono andati in evidente panico, ma comunque è stato mandato un ufficiale di macchina a verificare i danni… questo ha risposto dopo pochi minuti la sala macchina è tutta allagata, tant’è che anche il generatore elettrico principale ha smesso di funzionare. Quindi possiamo affermare che qualche minuto dopo l’impatto, la plancia era al corrente e cosciente che la nave imbarcava tanta acqua, che quindi la falla era consistente e molto probabilmente fuori portata delle pompe di esaurimento della nave. Da questo momento è passata almeno un’ora prima che fosse dato l’allarme alla Guardia Costiera e soprattutto l’ordine di abbandonare la nave. Nel frattempo la tanta acqua imbarcata ha sbandato lo scafo e reso inutilizzabile tutto il lato verso terra della scialuppe di salvataggio, creando panico, assembramento, pestaggi e la confusione più totale a bordo, nonché raddoppiando i tempi di evacuazione: questa è la fase che ha determinato la maggior parte delle vittime.
Un ruolo determinante, in questa fase, avrà la ricostruzione delle comunicazioni tra il Comandante della nave e l’unità di crisi dell’armatore Costa a Genova. Con molta probabilità il Comandante sarà stato reticente sulla natura ed entità del sinistro, per coprire la gravissima responsabilità sua e dell’equipaggio. Nel frattempo la nave con l’abbrivio di 15/16 nodi che portava ha continuato la sua corsa discostandosi dall’isola del Giglio (timone a dritta) sino a quando anche i motori invasi dall’acqua di mare si sono fermati. Quindi la nave sarebbe tornata per effetto delle correnti e del vento “miracolosamente” davanti al porto dell’isola del Giglio, facilitando immensamente i soccorsi e senza potersi inabissare per via dei bassi fondali.
Si sente parlare di GPS, Chart Plotter, A.I.S., Radar, da parte di gente che non ha mai visto ed usato uno di questi strumenti.
Ribadisco che, avendo visitato numerose plance di navi anche molto grandi (è una mia mania), ho sempre visto una serie di mega schermi ad alta risoluzione, dei quali uno sempre davanti al timone, su cui c’è la posizione della nave in sovrapposizione a: la carta nautica dell’area con un buon ingrandimento e fuori offset, ovvero con più spazio di schermo davanti alla prua, i dati dell’A.I.S. simboli delle navi in area (ricevuti dai trasponder del naviglio commerciale in navigazione aggiornate in tempo reale) e le tracce Radar (per le piccole barche, pescherecci ed eventuali ostacoli “esempio un container caduto da una nave portacontainer” aggiornate anch’esse in tempo reale.
Quindi sullo schermo della Costa Concordia non c’era solo l’isolotto e la secca della Scola, ma anche la traccia radar battuta sull’isolotto e sull’isola che confermava la bontà della rappresentazione grafica del Chart Plotter e la posizione della nave.


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2 Commenti
Sostanzialmente d’accordo con quanto espresso nell’articolo. Solo un’osservazione: se lo scoglio ha fatto con la carena della nave esattamente come fa un’apriscatole su una scatola di sardine non è che tante volte la carena della nave fosse stata troppo sottile e quindi particolarmente predisposta ad essere aperta?
Fino ad ora tutto è stato detto sul naufragio, mancava il dubbio sullo spessore della carena….