LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Giorgio Perlasca america bast

Oramai da qualche anno ricordiamo il 27 gennaio la Shoah, lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei in nome di una folle ed aberrante ideologia.

Se non vogliamo però che questa data lentamente diventi una mera ricorrenza e consuetudine istituzionale è necessario ed importante darle contenuti, coinvolgendo specie le giovani generazioni, quelle forse più distratte dalla frenesia della vita moderna ed impegnate a rincorrere mode passeggere o miti contingenti.

La Memoria di quello che è successo deve rimanere viva in noi tutti affinché quanto successo possa anzi debba diventare un monito perché atrocità del genere non abbiano più a ripetersi.

E la miglior maniera per ricordare la Shoah ma anche ogni altro genocidio o pulizia etnica, e ve sono state tanti nel corso del secolo scorso, è ricordare oltre alla tragedia anche i Giusti, quelle persone cioè che seppero dire no, seppero opporsi anche a rischio della propria vita non rimanendo indifferenti dinnanzi al male che cresceva poiché sono la dimostrazione che qualsiasi persona può adoperarsi per contrastare il male.

E Giorgio Perlasca è uno di questi Giusti, forse il più famoso sia per la straordinarietà della sua vicenda in cui riuscì a strappare a morte certa oltre 5200 ungheresi di religione ebraica inventandosi un ruolo non suo, quello di diplomatico spagnolo, lui che non era né spagnolo né diplomatico, sia per i suoi successivi 45 anni di silenzio. Se non fosse stato per alcune donne ebree ungheresi che lo ritrovarono nel 1988 a Padova, pensionato ottantenne, la sua vicenda sarebbe andata dispersa. Ma il destino dispose diversamente.

Perché non raccontò nulla, nemmeno in famiglia? Perché si limitò a scrivere e consegnare nel 1945 un memoriale, che andò disperso, al Governo italiano e spagnolo ? Perché non rivendicò nell’Italia del dopoguerra meriti, onori e ricompense?

Esiste un racconto della tradizione ebraica che secondo me da il vestito su misura a Giorgio Perlasca ma in fondo a tutti i Giusti. “Esistono sempre al mondo 36 Giusti, nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d’esserlo ma quando il male sembra prevalere escono allo scoperto, si prendono i destini del mondo sulle loro spalle e questo è uno dei motivi perché Dio non distrugge il mondo.

Terminato questo periodo tornano tranquillamente alla vita normale, alla quotidianità di tutti i giorni, dimenticando quasi quanto fatto perché ritengono di avere solamente il loro dovere.

“Ma lei cosa avrebbe fatto al mio posto vedendo delle persone uccise, perseguitate solo per un diverso credo religioso”, era la risposta che Giorgio Perlasca dava a chi gli chiedeva perché lo aveva fatto, perché aveva rischiato la vita quando poteva andarsene tranquillamente in Svizzera attendendo lì la fine della guerra.

Affiancare al duro, drammatico e doveroso ricordo delle atrocità del periodo il racconto, la testimonianza dei Giusti è importante per dare un senso compiuto alla Memoria, ma soprattutto per dare un segnale positivo, un esempio da imitare, nelle piccole e grandi cose della vita.

Il testamento spirituale di Giorgio Perlasca è racchiuso in una semplice frase detta a Giovanni Minoli (Mixer 1990) che gli chiedeva il perché questa storia doveva essere ricordata: lui rispose senza pensarci troppo, con immediatezza Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe accadere e sapere opporsi, eventualmente, a violenze del genere”.

Il Presidente

Franco Perlasca

 
 
 

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