Un fermo biologico infinito, ridateci il nostro pesce fresco!

Testi e foto digitali di Erminio D’Alessandro

Siamo ormai a settembre inoltrato, uno dei periodi tradizionalmente magici per la pesca, ma quest’anno nei banchi del mercato del pesce fresco c’è solo pesce di importazione, itticoltura, decongelato e rarissimo pesce fresco locale proveniente dalla piccola pesca delle reti di posta costiere.  Di triglie, mazzoline, sogliole, merluzzi, panocchie e scampi del nostro mare… nulla.

Mai come quest’anno il cosiddetto “fermo biologico” è stato così lungo e la pesca a strascico, tipica del mare Adriatico, si è fermata i primi di agosto e resterà ferma sino a tutto il mese di settembre.

Il cosiddetto fermo biologico ha senso ed è opportuno nel periodo della riproduzione, in maggio e giugno, per evitare che dalle reti a strascico tornino in mare, con la pala, quintali e quintali di novellame ormai morto… questa la teoria.  Nella pratica a maggio e giugno la pesca a strascico è andata regolarmente avanti, distruggendo i piccoli pesci neonati, mentre si è fermata ad agosto e settembre.

La motivazione formale è quella che il pescato in questo periodo non paga nemmeno il costo del carburante, con prezzi alle stelle nonostante le quotazioni del petrolio al barile, ai minimi storici degli ultimi mesi (78 dollari al barile per la migliore qualità, il Brent, che si estrae quasi esclusivamente dal mare del nord e che nulla a che vedere con quello importato dai paesi arabi ben più economico), altra assurdità.  Ma se il novellame è stato in gran parte distrutto nel periodo della riproduzione con quale pesce si dovrebbe ripopolare il nostro mare Adriatico nei mesi di luglio ed agosto? Purtroppo siamo in Italia, un paese ove con troppa facilità l’assurdo diventa normalità e quindi aspettiamo con tanta pazienza i primi di ottobre per riassaporare il nostro pesce fresco.

Se l’attività della pesca, nel periodo di fermo, viene in qualche modo sostenuta da contributi pubblici, come si sostengono per due mesi tutte le attività che ruotano intorno alla pesca: il commercio dei prodotti ittici, i trasporti, la ristorazione, com’è pensabile una sospensione di tutte tali attività nel periodo di maggiore affluenza turistica!  Si potrebbe rispondere che il pesce di importazione, l’itticoltura, il pesce congelato e surgelato costituiscono la gran parte del mercato, ma forse sarebbe opportuno chiedersi perché.

Il prezzo del pesce fresco, specie quello di qualità, ha raggiunto livelli incredibili e se una famiglia, una decina di anni orsono, quando c’era ancora la lira, poteva fare una buona cena con 20.000 lire di pesce, oggi non bastano 50,00 €uro, il che significa cinque volte di più e quindi che la gran parte delle famiglie non se lo può più permettere.  Il mercato del pesce al dettaglio sulla sponda nord del fiume Pescara, sempre affollato di consumatori è ora costantemente vuoto ed i pochi frequentatori devono alleggerire il loro portafoglio per bene per portarsi a casa una busta di pesce fresco.  A ciò non sempre fa riscontro un introito adeguato per chi rischia la pelle andando in mare a pescare, con prezzi d’asta di gran lunga inferiori ai prezzi al consumo, segno evidente che la filiera del mercato ittico ha non pochi problemi.

 
 
 

1 Commenti

  1. romano scrive:

    Ho inserito l’articolo di Erminio nell’area GASTRONOMIA e non in MARINERIA, perchè, a prescindere dalle giuste sue considerazioni di merito riguardo al periodo del fermo biologico, la mancanza di pesce fresco, specialmente in questo periodo dell’anno, rappresenta per i pescaresi una privazione di un bene che affonda le sue radici nella cultura e nella storia della nostra Comunità.
    Per ragioni anagrafiche posso considerarmi uno dei pochi testimoni rimasti che videro, negli anni 40, il rientro nel canale delle poche “paranzelle” non ancora motorizzate.
    Era un corri corri verso le rive del fiume per accaparrarsi la scafetta migliore, vero e proprio trofeo da portare trionfalmente in famiglia.
    Grazie Erminio, mi fermo qui per non dare troppo spago alla nostalgia che in certi casi potrebbe favorire la malinconia. Ma non è il nostro caso, noi guardiamo al futuro…..a proposito prepariamoci per festeggiare questa lunga astinenza con una “sapiente” rimpatriata a base di scafette…di quelle che solo tu sai procurare e…cucinare.

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