La storia di Scipione Di Stefano ***Da terremotato a figlio spirituale di Don Orione

L’odissea di un bambino abruzzese sopravvissuto al terremoto della Marsica del 1915.

Scipione Di Stefano nella sua stazione radioamatoriale

Qualcuno sentì i suoi strilli disperati sotto le macerie e iniziò a scavare con le mani per tirarlo fuori. Erano passate moltissime ore dal disastroso terremoto che devastò la Marsica nel 1915 provocando migliaia di vittime. Il bambino Scipione Di Stefano fu considerato un miracolato tra gli scampati nel paese di Collarmele e nel trambusto del dopo sisma i suoi familiari furono sparpagliati nei vari luoghi di riunione e cura dei feriti e dei superstiti. In quel momento era un bambino terrorizzato in braccio ai suoi soccorritori senza nessun contatto con la sua famiglia dispersa.

Oggi Scipione, radioamatore con nominativo i6DST, è un novantaseienne attivo socio ARI iscritto alla Sez. di Nereto che si dedica , oltre che alla sua passione per le radiocomunicazioni, alla casa e alle letture per appagare la sua intensa sete di sapere per niente attenuata dagli anni.

In un articolo, anche se scritto con la massima sintesi, si riesce appena a delineare il profilo di questo ex militare con all’attivo la guerra d’Etiopia del 1935-1936 e la seconda guerra mondiale. Dalla sua lunga e intensa biografia si possono estrarre diverse storie, tutte interessanti perché non si limitano agli aspetti personali ma si riallacciano a

d eventi importanti di cui Scipione rivela anche inediti particolari.

In questa occasione, per ovvi motivi di spazio, dovrò limitarmi a tracciare il profilo di Scipione Di Stefano come militare e radioamatore e mi sia concesso di additarlo ai giovani come esempio di fedeltà alla Patria anche nei momenti storici difficili attraversati dal nostro Paese. Ma ci sono tanti episodi sui quali sicuramente tornerò a scrivere.

Dalle macerie di Collarmele all’Istituto Don Orione dove si formò sotto la guida spirituale del grande sacerdote, alla scuola sottufficiali dell’esercito di Chieti, alla partecipazione attiva alla guerra d’Etiopia 1935-1936 con il grado di sergente maggiore, alla “conquista” della Corsica  (seconda guerra mondiale), all’attività di radiotecnico pioniere della radiodiffusione commerciale e amatoriale in Abruzzo negli anni del dopoguerra, la vita di Scipione rappresenta uno scrigno prezioso di eventi significativi e di intense emozioni.

Scipione adolescente

Si commuove quando parla di una imboscata subita dalla sua colonna in Eritrea e ricorda che durante la sparatoria un proiettile gli portò via il tacco di una scarpa ma continuò a trasmettere con la sua radio portatile, pancia a terra, con il tasto “in diretta”, come si direbbe oggi. Quella sua prontezza di spirito permise ai reparti che seguivano di bloccarsi prima di entrare nella gola dell’agguato. Quel  messaggio trasmesso mentre fischiavano da tutti i lati i proiettili dei ribelli salvò tante vite umane e al radiotelegrafista Scipione Di Stefano fu conferito un encomio solenne.

Le radio portatili usate dal futuro OM  i6DST negli anni 30 erano ovviamente tutte ad onde corte in quanto le VHF erano ancora oggetto di sperimentazione e per funzionare avevano bisogno di pesanti batterie. C’era un soldato, chiamato scherzosamente “radio-mulo”,  molto robusto, che precedeva il radiotelegrafista reggendo tutta la stazione sulle sue spalle.

Scipione partecipò anche agli esperimenti di radiocomunicazione tra aeroplani e stazioni a terra. Come istruttore accumulò molte ore di volo sui fragili biplani dell’aeronautica in servizio in quegli anni. Dopo la liberazione Scipione, come ho accennato, si dedicò come radiotecnico e riparatore alla diffusione della radio. Non c’era paese in Abruzzo dove egli non avesse venduto i suoi apparecchi radio e dove non avesse allacciato rapporti con altri potenziali radioamatori per creare nuclei di appassionati, molte dei quali si sarebbero poi ritrovati nelle Sezioni ARI.

Durante la guerra d'Africa vicino alla sua radio ricetrasmittente

Questa nota è soltanto un flash della vita di Scipione. Per narrarla tutta occorrerebbe scrivere un volume di 1000 pagine.  Un uomo positivo che ricordando il suo passato non rimpiange sulla e sarebbe pronto a ricominciare tutto daccapo. Scipione è un socio ARI che non chiede nulla al Sodalizio. Vuole solo dare e il corpo sociale lo ama proprio per questa sua genuina caratteristica di abruzzese puro e solidale. Il 12 dicembre 2009 la sezione ARI di Neretto e tanti altri soci provenienti da tutta la Regione lo hanno festeggiato per il suo 96 compleanno. Auguri caro Scipione Di Stefano i6DST, sergente maggiore radiotelegrafista dell’esercito italiano con una pensione di 30, 00 € . GRAZIE per i valori che ci hai donato e continuerai a donarci.

 
 
 

3 Commenti

  1. romano scrive:

    Ho conosciuto Scipione Di Stefano in occasione di una mostra di radio antiche nella località di Nereto (TE).
    Mi colpì la sua lucidità e il suo aspetto fisico giovanile nonostante ultranovantenne. L’amico Vincenzo Rasicci, un docente che organizzava la manifestazione, mi suggerì di intervistarlo. Andai a trovarlo a casa e scoprii in Scipione un autentico archivio storico oltre che un uomo ricco di valori civili. La sua umanità traspariva in ogni frase del suo racconto. A volte la voce tremolante tradiva una profonda commozione rivivendo i drammatici momenti vissuti da bambino sotto le macerie del terremoto e poi nell’istituto Don Orione. La partecipazione alla conquista di Etiopia e alla seconda guerra mondiale fu per lui un periodo di sacrificio e di dolore ma seppe uscire sempre a testa alta da ogni situazione difficile. Fu un soldato nel vero senso della parola.
    Tornato alla vita civile si dedicò alla diffusione della radio come abile commerciante aiutato dalla sua brillante consorte.

  2. Giovanni Antidormi scrive:

    Ho letto con vero piacere gli articoli sopra riportati a firma di Romano Di Bernardo sulla ” figura ” di Scipione Di Stefano :” un uomo positivo che ricordando il suo passato non rimpiange nulla e sarebbe pronto a ricominciare tutto daccapo “.A tal proposito voglio ricordare un episodio che ha segnato la mia vita di adolescente e che,nel corso degli anni,ha sempre più rafforzato la stima,la simpatia e l’affetto che ho avuto,che ho e che avrò nei confronti dello ” zio Scipione “.
    Sono passati tanti,tanti anni ( prima metà degli anni ’50 )da quando ho incontrato e conosciuto per la prima volta Scipione Di Stefano e,da allora,questa ” figura ” mi è rimasta incollata nella mente e nel cuore.Erano gli anni post-bellici;la nostra sempre martoriata Italia lottava e si dava da fare per risorgere dalle macerie e togliersi di dosso quella atavica miseria che attanagliava la maggior parte della popolazione.
    Vivevo,allora,insieme alla mia famiglia,a Chieti,dove mio padre prestava servizio presso la locale Questura e percepiva,allora più di ora,uno stipendio “da fame” anche se era da ritenersi un uomo molto,molto fortunato per essere riuscito a trovare un posto di lavoro,dopo aver partecipato ad una guerra atroce e,per di più,con sulle spalle due lunghi anni di prigionia nei campi di lavoro nazisti in Germania.Ma…si dirà…tutto questo cosa centra con Scipione Di Stefano? Centra…centra..e ve lo spiego subito.I miei genitori avevano voluto,contro la mia stessa volontà,che frequentassi il Liceo Classico,all’epoca una Scuola d’Elite frequentata esclusivamente da ” figli di papa’” o,comunque,tutti o quasi tutti ricchi e benestanti senza problemi di sorta.Non che io mi sentissi un pesce fuori acqua,in quanto riuscivo ad imporre la mia personalità anche…non avendo possibilità finanziarie,ma….ero giovane,ribelle,scalpitante,e,come tutti i giovani di ogni epoca,anch’io non accettavo le regole dei
    ” vecchi “.Il problema maggiore della “incomprensione” con i miei genitori derivava dal fatto che volevo,a tutti i costi,una Radio con giradischi incorporato,ma,non essendoci i soldi per comperarla e non volendo i miei “cambializzare” mensilmente la cifra richiesta per l’acquisto,ritenendo questa operazione una “cosa” per loro vergognosa,si era formata una certa barriera di divisione fra di noi.Mi sembra di sentirlo ancora mio padre buonanima:” Vedi,figliolo,faremo così:metteremo da parte mille lire al mese e,quando arriveremo alla cifra giusta,andremo a comperare questa benedetta Radio.
    Ci sarebbero voluti anni ed anni per esaudire il mio desiderio se il caso,il destino,la fortuna o il Padreterno stesso non avessero trovato la risoluzione del “caso”:Scipione Di Stefano.
    Un giorno,rientrando a casa,notai il tavolo della sala da pranzo imbandito ( di solito si pranzava e si cenava in cucina )e,seduto assieme a mio padre,un “signore”.”Questo è Scipione -disse mio padre,facendo le presentazioni-ed è l’unico e solo cugino di parte materna che ho,pertanto rappresenta tutto quello che rimane della stirpe della mia famiglia “.Scipione si alzò dalla sedia e,dopo avermi guardato da capo a piedi,mi fissò negli occhi e mi tese la mano.Una stretta di mano forte,ferma e sicura che mi dette subito la sensazione di trovarmi difronte un uomo “speciale”.Mi abbracciò affettuosamente e cominciò un interrogatorio vero e proprio….cosa…..chi…come. ..quando…dove..perchè ecc.ecc.Sembrava un fiume in piena!.In pochi minuti era riuscito a sapere tutto di me.Durante il pranzo continuò a parlare della sua vita,della Guerra,della sua passione per la radiofonia,degli amici in comune con i miei genitori,
    degli amori,odi,vendette paesane,pettegolezzi….insomma spaziava da un argomento all’altro con una certa maestria ,con garbo,senza mai sconfinare nella volgarità e sempre rispettando il “parlare” degli altri commensali.
    Ebbi,così,un quadro ben chiaro della sua personalità.
    Era,a prima vista,un uomo “comune”:snello ed agile,di altezza al disotto della media, rivelava un carattere forte e sicuro,di persona che sapeva il fatto suo,sia nel parlare sia nell’agire,ma,quelli che mi colpirono maggiormente furono gli occhi,piccoli,vivaci,mobilissimi.
    Ricordo che quando disse di aver aperto,dopo tutte le vicessitudini della Guerra e della vita militare,
    un negozio di vendita e riparazioni di Radio ed io gli feci presente la mia “incomprensione” con i miei proprio per una Radio,mi sentii quasi penetrato dal suo sguardo fermo,attento,deciso,come volesse scrutare nella mia mente,per carpirne ogni pensiero,ogni sensazione,ogni emozione.Mi disse solo
    che le scelte fatte dai genitori sono sempre giuste,
    anche,se a volte,ai figli possono sembrare sbagliate.
    Lo zio Scipione andò via e la vita riprese il suo corso come prima, anche se nella mia mente il suo ricordo era ancora vivo.L’avrei ancora rivisto?
    Non erano passate che poche settimane dalla sua partenza che,un giorno,rientrando a casa dopo due giorni di assenza,vidi,in bella mostra “troneggiare”
    una Radio nuova fiammante con il suo relativo giradischi incorporato.Non mi sembrava vero!.La guardavo,la toccavo,la ritoccavo,la accarezzavo,la baciavo….ero fuori di me per la gioia!.Finalmente
    avevo anche io una Radio con giradischi!.Felicissimo
    per il dono ricevuto,corsi ad abbracciare i miei genitori,scusandomi con loro per le “incomprensioni”
    che c’erano state fra di noi e……ecc.ecc.Semplice,
    breve ed unica la risposta di mio padre:”Ringrazia lo
    zio Scipione.E’ passato Sabato che tu non c’eri e ha
    lasciato qui la Radio”.Da allora,son passati 57 o 58
    anni,non sono ancora riuscito a conoscere la “Verità”
    su come è finita a casa mia quella Radio.Comunque,due
    sono le ipotesi:-1)Lo zio Scipione,quale abilissimo
    venditore e commerciante,riuscì psicologicamente a sbloccare mio padre ed indurlo ad acquistare la Radio
    senza cambiali, ma sulla fiducia,magari con una rateizzazione senza vincoli o contratti di sorta;
    -2)Lo zio Scipione lasciò a casa la Radio quale regalo per me e mia sorella Maria.
    Una cosa è certa:ancora oggi,nella sala da pranzo,in
    bella mostra,c’è la Radio di zio Scipione,oggetto dei
    desideri della mia prima giovinezza.Grazie….grazie
    ed ancora grazie,carissimo zio Scipione!!!.

    • antonio scrive:

      sono il figlio dell’autore dell’articolo (della nota di Antidormi), e devo dire in tutta sincerità che mi ha notevolmente commosso, dovrebbe essere da esempio per le ns generazioni future, bravo papà

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